Una giornata di festa, partecipazione e cultura si è trasformata, almeno in parte, in un momento di rammarico per il Museo Civico Carlo Gaetano Nicastro. Nella giornata di ieri, lunedì di Pasquetta, caratterizzata da un’elevata affluenza di visitatori, si è infatti verificato il furto di una piccola statuina dalla sala dedicata ai reperti di epoca preromana.
Secondo quanto comunicato dallo stesso museo attraverso i propri canali ufficiali, sono stati numerosi gli ingressi registrati: gruppi organizzati, visite guidate e tanti visitatori singoli hanno scelto Bovino come meta della tradizionale scampagnata primaverile, contribuendo a rendere viva e partecipata l’attività museale.
Proprio durante questa intensa giornata, tuttavia, è stata sottratta una riproduzione raffigurante un piccolo Ercole, datata tra il V e il IV secolo a.C. Si tratta di una copia fedele dell’originale esposto in teca, priva di valore economico ma dotata di un forte valore sociale e culturale. L’oggetto, infatti, era parte di un percorso inclusivo pensato per i visitatori ipovedenti: un dispositivo tattile che consente anche a chi ha difficoltà visive di vivere pienamente l’esperienza museale.
Il Museo Nicastro, fondato nel 1925 per iniziativa del medico e collezionista cui è intitolato, è da tempo impegnato nella promozione dell’accessibilità e dell’inclusione. Proprio in questa direzione, lo scorso anno, grazie a un progetto del Ministero della Cultura, la struttura si è dotata di diverse riproduzioni di reperti, alcune realizzate dall’artista Angela Quitadamo, per favorire una fruizione più ampia e partecipata del patrimonio esposto.
L’episodio ha inevitabilmente suscitato dispiacere tra gli operatori del museo, soprattutto per il significato dell’oggetto sottratto, legato più all’esperienza condivisa e al diritto di accesso alla cultura che a un valore materiale.
All’interno dello staff si è anche fatta strada un’ipotesi meno severa sull’accaduto: quella di un gesto compiuto senza piena consapevolezza, magari da un bambino attratto dalle dimensioni ridotte della statuina, facilmente scambiabile per un piccolo oggetto ludico. In questo caso, il museo ha espresso apertamente la propria disponibilità a ricevere la restituzione dell’oggetto, accompagnata eventualmente da delle scuse.
Resta, al di là delle ipotesi, l’auspicio che quanto accaduto possa risolversi in modo semplice e positivo, restituendo al museo non solo la statuina, ma anche il senso di comunità e rispetto che da sempre ne accompagna l’attività.
Proprio durante questa intensa giornata, tuttavia, è stata sottratta una riproduzione raffigurante un piccolo Ercole, datata tra il V e il IV secolo a.C. Si tratta di una copia fedele dell’originale esposto in teca, priva di valore economico ma dotata di un forte valore sociale e culturale. L’oggetto, infatti, era parte di un percorso inclusivo pensato per i visitatori ipovedenti: un dispositivo tattile che consente anche a chi ha difficoltà visive di vivere pienamente l’esperienza museale.
Il Museo Nicastro, fondato nel 1925 per iniziativa del medico e collezionista cui è intitolato, è da tempo impegnato nella promozione dell’accessibilità e dell’inclusione. Proprio in questa direzione, lo scorso anno, grazie a un progetto del Ministero della Cultura, la struttura si è dotata di diverse riproduzioni di reperti, alcune realizzate dall’artista Angela Quitadamo, per favorire una fruizione più ampia e partecipata del patrimonio esposto.
L’episodio ha inevitabilmente suscitato dispiacere tra gli operatori del museo, soprattutto per il significato dell’oggetto sottratto, legato più all’esperienza condivisa e al diritto di accesso alla cultura che a un valore materiale.
All’interno dello staff si è anche fatta strada un’ipotesi meno severa sull’accaduto: quella di un gesto compiuto senza piena consapevolezza, magari da un bambino attratto dalle dimensioni ridotte della statuina, facilmente scambiabile per un piccolo oggetto ludico. In questo caso, il museo ha espresso apertamente la propria disponibilità a ricevere la restituzione dell’oggetto, accompagnata eventualmente da delle scuse.
Resta, al di là delle ipotesi, l’auspicio che quanto accaduto possa risolversi in modo semplice e positivo, restituendo al museo non solo la statuina, ma anche il senso di comunità e rispetto che da sempre ne accompagna l’attività.

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