La notizia è arrivata nei giorni scorsi e, a Bovino, ha fatto parlare parecchio. Un nuovo studio dedicato ai piccoli borghi italiani ha inserito la nostra cittadina tra i 15 centri storici meno fotografati.
La ricerca, realizzata da MPB, piattaforma specializzata nella compravendita di attrezzatura fotografica e video, è stata ripresa da diverse testate nazionali e locali, da la Repubblica a Men's Health, fino a diverse realtà dell'informazione pugliese come ilsipontino.net.
La ricerca, realizzata da MPB, piattaforma specializzata nella compravendita di attrezzatura fotografica e video, è stata ripresa da diverse testate nazionali e locali, da la Repubblica a Men's Health, fino a diverse realtà dell'informazione pugliese come ilsipontino.net.
Anche sui social non sono mancate le condivisioni da parte di cittadini e pagine locali. In alcuni casi, però, la notizia è stata raccontata parlando di “borghi meno conosciuti” o di borghi “invisibili”, una definizione che va interpretata con una certa cautela: la ricerca di MPB misura infatti soprattutto la visibilità digitale, non il livello di conoscenza del borgo o il numero dei suoi visitatori.
Ma che cosa significa davvero essere tra i “borghi meno fotografati d'Italia”?
Ma che cosa significa davvero essere tra i “borghi meno fotografati d'Italia”?
La risposta, guardando più attentamente ai dati, è un po' diversa da quella che potrebbe sembrare a una prima lettura.
Una ricerca su 381 borghi
Lo studio di MPB ha preso in esame 381 località appartenenti al circuito de I Borghi più belli d'Italia, cercando di misurare quanto questi luoghi siano presenti e visibili nel mondo digitale.
Per farlo sono stati messi insieme quattro diversi indicatori:
Una ricerca su 381 borghi
Lo studio di MPB ha preso in esame 381 località appartenenti al circuito de I Borghi più belli d'Italia, cercando di misurare quanto questi luoghi siano presenti e visibili nel mondo digitale.
Per farlo sono stati messi insieme quattro diversi indicatori:
- il numero medio mensile delle ricerche su Google,
- le immagini geolocalizzate presenti su Wikimedia Commons entro un raggio di due chilometri,
- il numero degli account Wikimedia che hanno caricato quelle immagini
- le fotografie presenti su Flickr.
I quattro parametri sono stati combinati, con lo stesso peso, in un indice da 0 a 100. In questo caso un punteggio più alto non rappresenta una maggiore popolarità: al contrario, indica una minore presenza e attenzione online.
La classifica dei 15 “invisibili” del web
In cima alla graduatoria si trova Monte Grimano Terme, nelle Marche, con un punteggio di 79,5. Seguono, a pari merito, Aiello Calabro e Castelponzone.
Bovino compare al decimo posto, con 75,6 punti.
Il dato curioso è che la Puglia (insieme a Calabria e Lazio) è una delle regioni più rappresentate nella graduatoria, con tre borghi: Bovino, Presicce-Acquarica e Alberona.
E Bovino come se la cava?
Nel caso di Bovino, lo studio indica circa 150 ricerche mensili su Google, quattro immagini geolocalizzate su Wikimedia Commons entro il raggio considerato, caricate da due account differenti, e nessuna fotografia rilevata su Flickr secondo i criteri utilizzati dalla ricerca.
Numeri che spiegano la posizione nella graduatoria, ma che devono essere letti per quello che sono.
Dire che Bovino è tra i borghi meno fotografati della ricerca non significa dire che sia un paese invisibile e senza turismo. E soprattutto non significa che Bovino sia sconosciuto a chi ama viaggiare alla ricerca dei piccoli centri storici italiani.
La stessa ricerca, del resto, mette insieme realtà molto diverse tra loro e utilizza soltanto alcuni indicatori della presenza digitale. Non prende in considerazione, per esempio, tutto ciò che viene pubblicato quotidianamente su Instagram, Facebook, TikTok, YouTube, sui siti turistici, sui blog o sulle numerose piattaforme dedicate ai viaggi.
Il web conta, ma non racconta tutto
Ed è forse proprio questo l'aspetto più interessante della vicenda.
Oggi la presenza su internet è certamente importante. Una persona che sta decidendo dove trascorrere un fine settimana può scoprire un paese proprio attraverso una fotografia, un video o una ricerca su Google. Per un piccolo borgo, essere presenti online significa quindi avere un'importante vetrina a disposizione.
Ma la visibilità sul web non coincide automaticamente con la presenza turistica reale.
Bovino continua ad avere una proposta fatta di storia, patrimonio artistico, musei, paesaggio, tradizioni ed eventi. E durante l'anno non mancano le occasioni che riportano visitatori nel nostro paese.
L'estate è naturalmente il periodo nel quale tutto questo diventa più evidente. L'Agosto Bovinese 2026 ha proposto un calendario particolarmente ricco, con appuntamenti culturali, letterari e musicali, visite guidate, iniziative dedicate alle tradizioni, attività sportive e momenti di intrattenimento distribuiti in diversi luoghi del paese.
Nel solo mese di agosto, inoltre, Bovino ha ospitato appuntamenti come Paesi e Mondi, visite guidate del centro storico e dei musei, iniziative culturali e musicali e i festeggiamenti di Maria Santissima di Valleverde, culminati anche con la tradizionale Cavalcata Storica.
Non è quindi difficile capire perché, accanto alla fotografia digitale, esista anche un'altra forma di visibilità: quella di chi arriva, passeggia per i vicoli, visita un museo, partecipa a un evento, cena in paese o decide di fermarsi per una notte.
Forse non è una brutta notizia
Alla fine, quindi, quella pubblicata da MPB può essere letta anche in maniera diversa.
Essere al decimo posto tra i 15 borghi con la minore visibilità digitale non è certamente un traguardo da inseguire. Internet è ormai uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali un territorio può farsi conoscere e, da questo punto di vista, avere più fotografie e più contenuti di qualità disponibili online può soltanto aiutare.
Ma non bisogna nemmeno trasformare quel dato in un problema più grande di quello che è.
Bovino non è un luogo fuori dalle mappe turistiche. È un borgo che continua a essere visitato, raccontato e vissuto e che, soprattutto nei periodi caratterizzati da una maggiore concentrazione di eventi, riesce a richiamare persone interessate alla sua storia, alla cultura e alle iniziative organizzate nel territorio.
La ricerca ci offre piuttosto uno spunto per una domanda diversa: quanto di quello che rende interessante un paese riesce davvero a essere raccontato attraverso internet?
Forse una fotografia su Wikimedia Commons può dirci qualcosa sulla presenza digitale di un borgo. Una ricerca su Google può indicarci quanto spesso qualcuno cerchi informazioni su quel luogo.
Ma nessuno dei due dati può raccontare completamente la sensazione di attraversare un vicolo del centro storico, fermarsi davanti a un portale in pietra, entrare in un museo, assistere a un concerto nei Giardini Pensili o arrivare in paese durante una delle sue feste.
Un invito, più che una bocciatura
Per questo la classifica dei “borghi invisibili” può essere presa anche come un piccolo invito.
Non tanto a preoccuparsi perché Bovino viene fotografato poco, quanto a continuare a raccontarlo meglio.
Con fotografie, video, articoli, testimonianze e contenuti capaci di mostrare quello che già esiste e che viene vissuto ogni giorno. Perché il web può aiutare un paese a farsi scoprire, ma poi c'è il paese reale, quello che non può essere contenuto dentro uno schermo.
E forse è proprio questa la parte più interessante della storia di questi quindici borghi: non sono necessariamente luoghi senza visitatori, ma luoghi che, rispetto ad altri, lasciano ancora poche tracce nel grande archivio digitale del nostro tempo.
Bovino è uno di questi.
E se una ricerca sulla fotografia online ha finito per riportarlo sotto i riflettori nazionali, forse, alla fine, non è poi una cattiva notizia.
È un dettaglio importante, perché la ricerca non misura direttamente quanti turisti arrivano in un paese, quante persone pernottano, quanti visitatori entrano nei musei o quante fotografie vengono pubblicate complessivamente sui social.
Misura, piuttosto, una particolare forma di visibilità digitale.
Misura, piuttosto, una particolare forma di visibilità digitale.
La classifica dei 15 “invisibili” del web
In cima alla graduatoria si trova Monte Grimano Terme, nelle Marche, con un punteggio di 79,5. Seguono, a pari merito, Aiello Calabro e Castelponzone.
Bovino compare al decimo posto, con 75,6 punti.
Ecco la graduatoria completa:
| Posizione | Borgo | Regione | Punteggio |
|---|---|---|---|
| 1 | Monte Grimano Terme | Marche | 79,5 |
| 2 ex aequo | Aiello Calabro | Calabria | 79,2 |
| 2 ex aequo | Castelponzone | Lombardia | 79,2 |
| 4 | Mel di Borgo Valbelluna | Veneto | 78,9 |
| 5 ex aequo | Monteverde | Campania | 78,1 |
| 5 ex aequo | Capranica Prenestina | Lazio | 78,1 |
| 5 ex aequo | Macerata Feltria | Marche | 78,1 |
| 8 | Aieta | Calabria | 77,3 |
| 9 | Boville Ernica | Lazio | 76,4 |
| 10 | Bovino | Puglia | 75,6 |
| 11 | San Marco d’Alunzio | Sicilia | 75,5 |
| 12 | Presicce-Acquarica | Puglia | 75,4 |
| 13 | Orvinio | Lazio | 75,1 |
| 14 | Alberona | Puglia | 74,7 |
| 15 | Buonvicino | Calabria | 74,2 |
Il dato curioso è che la Puglia (insieme a Calabria e Lazio) è una delle regioni più rappresentate nella graduatoria, con tre borghi: Bovino, Presicce-Acquarica e Alberona.
E Bovino come se la cava?
Nel caso di Bovino, lo studio indica circa 150 ricerche mensili su Google, quattro immagini geolocalizzate su Wikimedia Commons entro il raggio considerato, caricate da due account differenti, e nessuna fotografia rilevata su Flickr secondo i criteri utilizzati dalla ricerca.
Numeri che spiegano la posizione nella graduatoria, ma che devono essere letti per quello che sono.
Dire che Bovino è tra i borghi meno fotografati della ricerca non significa dire che sia un paese invisibile e senza turismo. E soprattutto non significa che Bovino sia sconosciuto a chi ama viaggiare alla ricerca dei piccoli centri storici italiani.
La stessa ricerca, del resto, mette insieme realtà molto diverse tra loro e utilizza soltanto alcuni indicatori della presenza digitale. Non prende in considerazione, per esempio, tutto ciò che viene pubblicato quotidianamente su Instagram, Facebook, TikTok, YouTube, sui siti turistici, sui blog o sulle numerose piattaforme dedicate ai viaggi.
Il web conta, ma non racconta tutto
Ed è forse proprio questo l'aspetto più interessante della vicenda.
Oggi la presenza su internet è certamente importante. Una persona che sta decidendo dove trascorrere un fine settimana può scoprire un paese proprio attraverso una fotografia, un video o una ricerca su Google. Per un piccolo borgo, essere presenti online significa quindi avere un'importante vetrina a disposizione.
Ma la visibilità sul web non coincide automaticamente con la presenza turistica reale.
Bovino continua ad avere una proposta fatta di storia, patrimonio artistico, musei, paesaggio, tradizioni ed eventi. E durante l'anno non mancano le occasioni che riportano visitatori nel nostro paese.
L'estate è naturalmente il periodo nel quale tutto questo diventa più evidente. L'Agosto Bovinese 2026 ha proposto un calendario particolarmente ricco, con appuntamenti culturali, letterari e musicali, visite guidate, iniziative dedicate alle tradizioni, attività sportive e momenti di intrattenimento distribuiti in diversi luoghi del paese.
Nel solo mese di agosto, inoltre, Bovino ha ospitato appuntamenti come Paesi e Mondi, visite guidate del centro storico e dei musei, iniziative culturali e musicali e i festeggiamenti di Maria Santissima di Valleverde, culminati anche con la tradizionale Cavalcata Storica.
Non è quindi difficile capire perché, accanto alla fotografia digitale, esista anche un'altra forma di visibilità: quella di chi arriva, passeggia per i vicoli, visita un museo, partecipa a un evento, cena in paese o decide di fermarsi per una notte.
Forse non è una brutta notizia
Alla fine, quindi, quella pubblicata da MPB può essere letta anche in maniera diversa.
Essere al decimo posto tra i 15 borghi con la minore visibilità digitale non è certamente un traguardo da inseguire. Internet è ormai uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali un territorio può farsi conoscere e, da questo punto di vista, avere più fotografie e più contenuti di qualità disponibili online può soltanto aiutare.
Ma non bisogna nemmeno trasformare quel dato in un problema più grande di quello che è.
Bovino non è un luogo fuori dalle mappe turistiche. È un borgo che continua a essere visitato, raccontato e vissuto e che, soprattutto nei periodi caratterizzati da una maggiore concentrazione di eventi, riesce a richiamare persone interessate alla sua storia, alla cultura e alle iniziative organizzate nel territorio.
La ricerca ci offre piuttosto uno spunto per una domanda diversa: quanto di quello che rende interessante un paese riesce davvero a essere raccontato attraverso internet?
Forse una fotografia su Wikimedia Commons può dirci qualcosa sulla presenza digitale di un borgo. Una ricerca su Google può indicarci quanto spesso qualcuno cerchi informazioni su quel luogo.
Ma nessuno dei due dati può raccontare completamente la sensazione di attraversare un vicolo del centro storico, fermarsi davanti a un portale in pietra, entrare in un museo, assistere a un concerto nei Giardini Pensili o arrivare in paese durante una delle sue feste.
Un invito, più che una bocciatura
Per questo la classifica dei “borghi invisibili” può essere presa anche come un piccolo invito.
Non tanto a preoccuparsi perché Bovino viene fotografato poco, quanto a continuare a raccontarlo meglio.
Con fotografie, video, articoli, testimonianze e contenuti capaci di mostrare quello che già esiste e che viene vissuto ogni giorno. Perché il web può aiutare un paese a farsi scoprire, ma poi c'è il paese reale, quello che non può essere contenuto dentro uno schermo.
E forse è proprio questa la parte più interessante della storia di questi quindici borghi: non sono necessariamente luoghi senza visitatori, ma luoghi che, rispetto ad altri, lasciano ancora poche tracce nel grande archivio digitale del nostro tempo.
Bovino è uno di questi.
E se una ricerca sulla fotografia online ha finito per riportarlo sotto i riflettori nazionali, forse, alla fine, non è poi una cattiva notizia.

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