La Gassosa del Monaco torna a vivere: una storia di Bovino lunga 114 anni

Una storia di famiglia, una ricetta custodita nel tempo e il desiderio di riportare alla luce un pezzo dell'imprenditoria bovinese. Nasce così il nuovo progetto di Giuseppe Di Pasquale e Rocco Giannotti, che riportano oggi sul mercato la storica Gassosa del Monaco.




Ci sono storie che non finiscono quando un'attività chiude. Rimangono nei racconti di famiglia, nei ricordi di chi le ha vissute, nelle vecchie bottiglie conservate in casa e in quei piccoli oggetti che, a distanza di decenni, continuano a raccontare un pezzo di vita di un paese.

A Bovino una di queste storie torna oggi a vivere.
Dopo oltre un secolo dalla nascita dell'attività della famiglia Di Pasquale, la Gassosa del Monaco torna infatti a essere prodotta grazie a un nuovo progetto imprenditoriale nato dall'incontro tra Giuseppe Di Pasquale e Rocco Giannotti.
La presentazione ufficiale è in programma domenica 9 agosto, presso il bar Giannotti in corso Vittorio Emanuele 49, con una serata che accompagnerà la presentazione della nuova gassosa con musica dal vivo, DJ set e una serie di drink realizzati proprio a partire dal nuovo prodotto.
Ma prima della nuova bottiglia c'è una storia lunga più di un secolo.

La storia del "mancato monaco"
Per capire perché oggi una gassosa si chiami Gassosa del Monaco, bisogna tornare agli inizi del Novecento e alla storia di un antenato della famiglia Di Pasquale.
A raccontarla è Giuseppe Di Pasquale, che nel corso degli anni ha ricostruito la vicenda anche grazie ai racconti e alle ricerche dello zio Adriano Bisanti, considerato dalla famiglia uno dei principali custodi della propria memoria.

Lo zio di suo nonno Giuseppe Di Pasquale aveva deciso di diventare monaco e si era recato presso il monastero di Montevergine. Durante il periodo di prova venne assegnato alla cucina e, secondo il racconto tramandato in famiglia, fu sottoposto per diversi giorni a una particolare prova di pazienza.

I frati gli chiedevano ripetutamente cosa avrebbe preparato da mangiare. La risposta doveva essere sempre la stessa: se fossero arrivati gli ingredienti, avrebbe preparato pasta e fagioli.
La domanda, però, veniva ripetuta più volte, giorno dopo giorno.
Fino a quando la pazienza del giovane venne meno e arrivò una risposta decisamente poco adatta alla vita monastica.
Fu così che il futuro monaco lasciò il monastero e tornò a Bovino.
Da qui nasce il soprannome che sarebbe rimasto legato alla storia della famiglia: il Monaco.
E proprio quel "mancato monaco", secondo il racconto familiare, sarebbe stato all'origine della gassosa.

Dal ghiaccio alla gassosa
Parallelamente alla vicenda del giovane aspirante monaco, a Bovino il nonno di Giuseppe, anche lui di nome Giuseppe, aveva già avviato un'attività commerciale legata al commercio del ghiaccio.
All'inizio del Novecento acquistava il ghiaccio a Manfredonia e lo conservava nelle neviere per poterlo vendere durante l'estate. L'attività era legata anche all'osteria di famiglia, dove venivano venduti vino e altri prodotti.

Quando il "mancato monaco" tornò a Bovino, fu proprio nell'ambiente dell'osteria che prese forma una nuova idea.
Secondo la tradizione tramandata dalla famiglia, fu lui a insegnare al giovane Giuseppe Di Pasquale a produrre la gassosa.
Era il 1912.
Nasce così la storia della Gassosa del Monaco.
Il nome non sarebbe quindi una scelta commerciale inventata oggi, ma sarebbe legato fin dall'origine alla vicenda del giovane che aveva tentato la vita monastica. 
All'epoca, tuttavia, non esistevano ancora i moderni brand e le etichette come le conosciamo oggi: sulle bottiglie veniva riportato direttamente il nome del produttore, Di Pasquale Giuseppe.

Una ricetta pensata per il palato dei bovinesi

Nei primi decenni del Novecento erano numerose le attività che producevano gassose nei diversi paesi.
La produzione della famiglia Di Pasquale aveva però una caratteristica particolare: il succo di limone.
L'esperienza nell'osteria aveva permesso al nonno di Giuseppe di conoscere bene i gusti della clientela e, proprio partendo da quella conoscenza, sarebbe stata elaborata una variante che distingueva la loro gassosa dalle altre.

Quella ricetta è stata recuperata per il nuovo progetto.
Gli ingredienti di base sono rimasti gli stessi: acqua, zucchero, anidride carbonica e succo di limone. La produzione moderna, nel rispetto delle normative vigenti e delle esigenze di conservazione e commercializzazione, ha mantenuto invariati i primi tre ingredienti, mentre l’unica modifica riguarda il succo di limone, oggi utilizzato in forma concentrata.
L'idea è rimasta quella di conservare il carattere della gassosa che veniva prodotta a Bovino oltre un secolo fa.

Bottiglie, tappi e sifoni: la memoria di un'attività
Giuseppe conserva ancora diversi oggetti legati alla vecchia attività di famiglia: bottiglie, tappi, sifoni, fotografie e altri materiali raccolti nel corso degli anni.
Tra i pezzi più particolari c'è una vecchia bottiglia con il sistema di chiusura a pallina, un modello che precedette la diffusione dei più moderni tappi meccanici. Ci sono poi i vecchi tappi personalizzati con il nome della famiglia e altri oggetti che raccontano concretamente come si svolgeva l'attività.
Sono oggetti che Giuseppe ha continuato a conservare mentre raccoglieva i racconti degli zii e degli altri familiari, fino a trasformare quella memoria in un progetto concreto.
Una gassosa che uscì dai confini di Bovino

La produzione della famiglia Di Pasquale non rimase limitata al paese.
La gassosa veniva distribuita anche nei centri del Subappennino e Giuseppe racconta di aver ritrovato testimonianze della sua presenza anche a Orsara di Puglia e Deliceto.
Con il tempo l'attività divenne quindi una realtà produttiva conosciuta anche al di fuori di Bovino. Secondo il racconto familiare, il nonno di Giuseppe trasmise inoltre le proprie conoscenze ad altri produttori del settore.
La gassosa faceva parte di un mondo commerciale profondamente legato alle osterie, al vino e alle attività locali.

Poi arrivò la modernità
Come accadde a molte attività tradizionali, anche il gassosificio Di Pasquale dovette confrontarsi con i profondi cambiamenti del dopoguerra.
La diffusione dei frigoriferi rese progressivamente meno importante il commercio del ghiaccio. Allo stesso tempo cambiarono le abitudini dei consumatori e arrivarono nuovi prodotti: acque minerali, Coca-Cola, birra, aranciata, spuma e altre bevande industriali.
Cambiarono anche le esigenze produttive e le normative, rendendo sempre più complessa la gestione delle strutture necessarie alla produzione.
La gassosa continuò comunque a essere prodotta fino agli anni Sessanta, prima che l'attività venisse progressivamente abbandonata e la famiglia si dedicò alla distribuzione di bevande.
La storia sembrava finita. Ma nella famiglia Di Pasquale continuò a essere raccontata.

Quel "pallino" rimasto per anni
Giuseppe Di Pasquale non ha mai smesso di raccogliere e conservare quella memoria.
Le bottiglie, i vecchi tappi, i sifoni, le fotografie e i racconti degli zii hanno alimentato negli anni l'idea di poter riportare in vita quella produzione.
Poi, circa un anno fa, il progetto ha iniziato a prendere forma concreta.
«C'avevo sempre sto pallino», racconta Giuseppe.

Questa volta, però, non si trattava soltanto di ricordare il passato. 
Bisognava capire come trasformare quella storia in un prodotto capace di parlare al pubblico di oggi.
Ed è qui che entra in gioco Rocco Giannotti.

Il passato incontra il design contemporaneo
Rocco Giannotti e Andrea Cotugno, che insieme gestiscono a Bovino STUDIO NWIT, studio dedicato al design, alla grafica e alla fotografia, hanno lavorato alla nuova identità visiva del progetto.
Il loro compito era tutt'altro che semplice: riportare alla luce una storia antica senza trasformare il prodotto in una semplice operazione nostalgica.

La scelta è stata quindi quella di creare un'immagine capace di mettere insieme tradizione e contemporaneità.
Sono stati recuperati caratteri tipografici e richiami più classici, mentre l'illustrazione e l'impostazione generale dell'etichetta sono state sviluppate con un linguaggio moderno. Anche la scelta dei colori – tra verde scuro, magenta e tonalità più calde – segue questa ricerca di equilibrio.

E naturalmente non poteva mancare il protagonista della storia.
Il nuovo progetto rappresenta infatti il mancato Monaco attraverso l'immagine di un saio vuoto dal quale emergono le bollicine, un'interpretazione grafica contemporanea della storia familiare che ha dato origine al nome della gassosa.
Il risultato è un marchio che non cerca di imitare il passato, ma di portarlo nel presente.

Non solo una bottiglia
La nuova Gassosa del Monaco non nasce soltanto per essere bevuta come una normale bibita.
Una parte del progetto riguarda infatti la possibilità di utilizzarla nella mixology e nella ristorazione, creando nuovi modi di proporre un prodotto legato alla tradizione.

Per la presentazione sono stati ideati diversi drink signature che utilizzano la gassosa insieme ad altri ingredienti.

Tra le proposte c'è un drink che mette insieme la gassosa e una birra belga legata alla tradizione monastica, creando un collegamento ideale tra Montevergine e il mondo dei monasteri. Un'altra proposta recupera invece il tradizionale abbinamento tra vino e gassosa, mentre altre utilizzano spirits secchi come gin e vodka.
L'obiettivo dichiarato è portare questi drink anche nei menù dei locali e coinvolgere progressivamente la ristorazione del territorio.

Una nuova impresa con radici antiche
Il progetto di Giuseppe Di Pasquale e Rocco Giannotti è quindi qualcosa di più del semplice recupero di una vecchia ricetta.
È il tentativo di prendere una storia appartenuta a un'altra epoca e darle una nuova possibilità nel presente.
Da una parte c'è Giuseppe, che ha custodito per anni il ricordo dell'attività del nonno e dei suoi familiari. Dall'altra ci sono Rocco Giannotti e Andrea Cotugno, che hanno messo a disposizione competenze e strumenti contemporanei per trasformare quella memoria in una nuova identità.
Il risultato è 
Di Pasquale 1912 – Gassosa del Monaco.
Un nome che guarda indietro, ma con l'ambizione di andare avanti.
E forse è proprio questo il significato più interessante di questa storia: non recuperare il passato per nostalgia, ma provare a costruire qualcosa di nuovo partendo da ciò che il passato ha lasciato.

Domenica 9 agosto, a Bovino, quella storia tornerà ufficialmente alla luce.
E dopo 114 anni, le bollicine della Gassosa del Monaco sono pronte a ricominciare a raccontarla.

Una ricetta semplice, custodita dal tempo, ritrovata nel gusto.

LINK Di Pasquale 1912: 

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